
In un bosco dell’Abruzzo, tra ulivi e campi di grano, una famiglia ha scelto di vivere a contatto con la natura, lontana dalle comodità moderne. Ma quella scelta, nata da un ideale di semplicità e armonia, è stata bruscamente interrotta da un’ordinanza con cui il 20 novembre 2025, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha emesso un provvedimento provvisorio che ha allontanato tre bambini, una bimba di 8 anni e due gemelli di 6, dai genitori, affidandoli a una casa famiglia a Vasto, in provincia di Chieti.
La madre, Catherine Birmingham, è stata autorizzata a seguirli, ma con limitazioni orarie sui colloqui.
Il padre, Nathan Trevallion, è rimasto solo nella loro dimora rurale.
IL WEB INFURIA…:
Il caso ha infiammato il web, scatenando petizioni, insulti e un forte dibattito. Ma tra le emozioni e le opinioni, qual è la verità? E soprattutto, come tutelare i più piccoli senza cadere in giudizi affrettati?
Andiamo al solito con ordine, Chi Sono i Membri della “Famiglia del Bosco”
Catherine Birmingham, 45 anni, australiana, ex insegnante di equitazione e autrice di un libro di coaching motivazionale, parla sei lingue e ha scelto l’Italia per la sua “purezza naturale”. Nathan Trevallion, 51 anni, inglese, artigiano ebanista, condivide con la moglie un passato nomade: da Bali all’Australia, passando per case “troppo moderne” che ritenevano contaminate da microplastiche e sprechi energetici.
Quattro anni fa, la coppia si è stabilita a Palmoli, un borgo di 800 anime in provincia di Chieti, in un casolare circondato da animali, cani, gatti, capre, cavalli e polli. Non c’è acqua corrente, elettricità o bagno: usano una roulotte e un pozzo, e i bambini crescono tra natura e homeschooling informale, con test scolastici annuali superati in strutture pubbliche.
I tre figli, biondi e di bell’aspetto, incarnano l’immagine di una vita idilliaca: liberi, sani, immersi nel verde. Eppure, è proprio questa apparenza che ha amplificato la risonanza del caso. L’opinione pubblica si è sollevata non solo per la storia, ma per quei volti angelici che evocano un’innocenza da proteggere a ogni costo.
Tutto inizia nel 2024, quando i bambini vengono ricoverati in ospedale per un’intossicazione da funghi. I carabinieri intervengono per un controllo di routine, seguito da una visita degli assistenti sociali. Emergono criticità: la casa manca di agibilità (nessuna verifica di staticità, resistenza sismica o prevenzione incendi), i minori non frequentano la scuola regolare (pur passando i test a fine anno), e le condizioni igienico-sanitarie sono precarie, assenza di utenze, bagno esterno, isolamento dal mondo (anche se parziale).
Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila, dopo un’indagine durata mesi, ha disposto il 20 novembre la sospensione temporanea della responsabilità genitoriale per entrambi i genitori. I bambini sono stati collocati in una comunità educativa a Vasto per un “periodo di osservazione”, con la madre autorizzata a stare con loro in orari prestabiliti. È stato nominato un tutore provvisorio, l’avvocata Maria Luisa Palladino, per garantire i diritti dei minori. Il padre, Nathan, ha commentato: “I piccoli sono sconvolti, ma forti. Torneremo insieme”…mi mancano molto…mancano persino agli animali”.

La famiglia annuncia ricorso, e il padre intende ristrutturare la casa: raddoppiare le stanze, installare un bagno a secco.
Non ci sono accuse di maltrattamenti fisici o abusi: il provvedimento si basa su “preoccupante negligenza” in istruzione, relazioni sociali e igiene, con un rischio presunto per l’integrità fisica dei bambini dovuto alle carenze strutturali. I giudici sottolineano che “leso il diritto alle relazioni”, priorizzando la sicurezza e lo sviluppo dei minori.
Il caso è esploso sui social come una bomba. In poche ore, una petizione online ha raccolto oltre 31.000 firme per “restituire i bambini ai genitori”, con hashtag come #BambiniDelBosco e che hanno totalizzato milioni di visualizzazioni. Molti vedono nella famiglia un simbolo di ribellione contro uno Stato “intrusivo”, con commenti che accusano i giudici di “sequestro” e paragoni a campi rom dove, sostengono, i controlli sono assenti.
Ma il rovescio della medaglia è cupo: la presidente del Tribunale, Cecilia Angrisano, è stata bersaglio di insulti violenti e minacce online, con post che la definiscono “ladra di bambini” e chiamano a “giustizia sommaria”.
Il web mescola fatti con narrazioni romantiche: sì, i genitori amano i figli e non ci sono abusi; no, non è un “rapimento” arbitrario, ma un intervento basato su norme che tutelano i minori.
Vorrei sottolineare che senza accesso alle carte processuali, ovviamente al momento, protette dalla privacy è impossibile emettere sentenze morali.
La Priorità del Tribunale dei Minori è sempre e solo tutelare i Bambini…vi aggiorneremo appena avremo novità.
TrueCrimeItalia